30 dicembre 2007

TANTI AUGURI A TUTTI QUANTI DA GIOMETTI E GIOLONE

BUON ANNO!!!
NOI FESTEGGIAMO CON IL LOLE, L'ALICINA E IL TOMMY... EVVIVA!!!

PER L'OCCASIONE, ABBIAMO PREPARATO IL RICCIO-APERITIVO. CHE NE DITE?



NON VI PARE FANTASTICO?

29 dicembre 2007

Ultimo post dell'anno? No.

Il 2007 è al tramonto.



Auguri a tutti, dal mare assolato, per un 2008 scoppiettante!!!



Ps. Il No è posticcio...

27 dicembre 2007

E così, il Natale è passato

Doni a profusione, mangiate pantagrueliche, tutto - più o meno - secondo programma. Bimbi felici: questo il regalo più bello.

Ecco i regali di Giolo.



Ed ecco i regali di Giomo.



Aggiungo che quest'anno il sapore che mi è rimasto in bocca è stato un po' meno amaro del solito: sarà che invecchiando sto diventando più saggio? O forse mi sto semplicemente rincoglionendo? La seconda che ho detto, mi sa...

21 dicembre 2007

Giolo malato

Negli ultimi due giorni, Giolo ha avuto la febbre altissima e non riuscivamo in nessun modo a fargliela scendere (nemmeno dopo 3 giorni di anibiotici e antipiretici). Ieri mattina, dopo una notte terribile, la situazione è sembrata addirittura peggiorare, con lui che lamentava un mal di testa terribile, da piangere. La pediatra, arrivata verso l'ora di pranzo, cerca di tranquillizzarci: ci riesce solo in parte; soprattutto non ci convince tanto la parte "...e se per le 6 vedete che la febbre non è ancora scesa, forse è meglio che lo portiate in ospedale".
Per fortuna verso sera la febbre ha cominciato a scendere, anche se poco a poco: Giolo ha mangiato qualcosa, dopo 2 giorni, e stamattina si sentiva un po' meglio.
In estrema sintesi, ho pensato che avrei anche potuto morire, se gli fosse davvero successo qualcosa di grave. Duro mestiere, quello di genitore.

19 dicembre 2007

Ieri sera, festa di Natale all'asilo di Giomo

Lui, preciso, recitava nel ruolo del funzionario romano addetto al censimento della popolazione. Io contenevo le lacrime, come al solito.



18 dicembre 2007

La grande seduzione

Domenica mattina ho visto alla tele questo simpaticissimo film canadese, che consiglio a tutti. Ecco la trama.
"La poesia del mare d’inverno, la brutale purezza di un paese di pescatori, lo spietato avanzare dei tempi e delle esigenze. Questi i temi attorno ai quali si sviluppa uno dei film più sinceri e umilmente veritieri degli ultimi tempi: La grande seduzione.
Scritta da Ken Scott e diretta da Jean-Francois Pouliot, questa commedia corale ambientata su una piccola e incontaminata isola, mescola abilmente verità e menzogna, difficoltà del vivere e meraviglia del “tentare”."



"A Saint-Marie-La Mauderne, un piccolo villaggio di fieri pescatori, gli abitanti sono purtroppo costretti a vivere con gli aiuti governativi. Dopo la partenza del sindaco verso la grande città, Germain, un uomo semplice, decide di prendere in mano la situazione. Un filo di speranza è costituito da un'impresa che intende aprire una piccola fabbrica proprio nella loro località, ma affinché questo si realizzi, Germain deve attirare un medico in quel minuscolo villaggio. L'occasione arriva il giorno in cui un giovane medico giunge a Sainte-Marie-La-Mauderne per soggiornarvi per un mese intero. A quel punto Germain, consapevole del fatto che quell'uomo costituisce la loro unica speranza di salvezza, si mette in moto per trasformare la piccola località in un villaggio da sogno per questo medico forestiero."

17 dicembre 2007

Weekend sottotono...

...con Giolo febbricitante e tossicchiante e io con la pancia in subbuglio. Per fortuna ieri mattina Giomo è andato a vedere Bee Movie, che dev'essere un po' una palla ma che a lui è piaciuto davvero molto.

13 dicembre 2007

Il leone e la seppia. Negoziare: meglio la forza o la cedevolezza?

No. Non è il titolo di una favola per bambini.

È una metafora usata da un importante letterato cinese, Liang Shiqiu, per descrivere la differenza tra il modo di negoziare e di combattere orientale e quello occidentale.

Ma cominciamo dall'inizio.

Quella di negoziare è una delle principali abilità di un "PR". Nella sua vita lavorativa gli capiterà spesso di dover condurre delle trattative: per risolvere conflitti, per chiudere un contratto o anche per trovare le condizioni favorevoli all'assunzione di un nuovo collaboratore. Accade frequentemente che i negoziatori, i "PR"(facilitatori, mediatori, ecc) o comunque tutti coloro che svolgono professioni che comportano frequenti rapporti con le persone si ispirino a tecniche, strategie e insegnamenti di maestri o strateghi orientali vissuti centinaia di anni fa. Perché? Perché usare tattiche belliche in negoziazione?

È una cosa più comune di quanto si creda. Pensiamo solo a tutte quelle volte in cui i manager citano l'Arte della guerra di Sun-Tzu e a tutte quelle in cui abbiamo visto, più banalmente, delle katane (spade dei samurai) in mostra in qualche ufficio o anche alla tv, nello studio di qualche avvocato o capitano d'industria.

La ragione che spinge queste persone a studiare certi testi o ad acquistare certi oggetti non è semplice fascino per l'oriente.

Negli scritti di quegli antichi e grandi maestri e condottieri si nascondono dei segreti bellici che, accuratamente interpretati, possono essere usati anche in momenti di vita personale e lavorativa. Per quanto riguarda invece le spade, i samurai credevano che in esse ci fosse la loro anima: avere una katana nel proprio studio dà a molti professionisti l'illusione di essere dei guerrieri.

Tornando ai precetti contenuti dei testi, sarebbe errato pensare che noi occidentali siamo dei negoziatori meno abili: cosa certa è però che le strategie di guerra antiche possono arricchire il nostro bagaglio con gli insegnamenti di qualcuno che senz'altro era più abile di noi.

La questione che ci interessa è però un'altra: perchè leggere proprio classici orientali?

La ricchezza della visione orientale sta nel mettere da parte la forza per prevalere sull'avversario in altri modi. È quello che spiega la metafora del leone e della seppia. Il leone, animale potente, prevale con la forza; la seppia, evidentemente più debole, per sopravvivere deve cercare altre vie (astuzia, simulazione, dissimulazione, ecc). Quindi i leoni rappresentano gli occidentali, le seppie invece gli orientali.

La forza è sicuramente un punto importante, ma non sempre prevalere sugli altri porta a vincere. Gli insegnamenti che cerchiamo di carpire dovrebbero dunque aiutarci a trarre il meglio dalle situazioni, magari con il minimo sforzo e con la massima soddisfazione.

Il motivo di tanta diversità tra i due modi di vivere le trattative e i combattimenti è difficile da spiegare. Una cosa è certa: il Giappone (e l'oriente in generale) ha una storia completamente diversa dalla nostra.

La larga diffusione che le arti marziali hanno avuto sin dai tempi più antichi in quelle terre ha sicuramente aiutato. Grande merito ha avuto anche la religione. Ad esempio, per Sun-Tzu il combattente ideale è colui che arriva allo scontro diretto solo se costretto dalle circostanze, la battaglia è dunque l'ultima chance: questo è un principio taoista.

O ancora, quando Miyamoto Musashi ne Il libro dei cinque anelli, parla di "Illuminazione" e di "Vuoto" riprende dei concetti buddisti.

Altro motivo di tanta differenza può anche essere cercato nella struttura fisica degli orientali. Rispetto a noi occidentali sono più piccoli ed esili, quindi per vincere un confronto con un avversario più forte di certo non possono puntare sulla potenza. Lo faranno stancare, lo porteranno a fare la tecnica che vogliono ma sicuramente non andranno a contrastarlo.

In sostanza: che cosa cerchiamo di imparare dai testi di arte della guerra?

Essenzialmente cerchiamo di padroneggiare tutta una serie di sottili strategie che possono portare alla vittoria: in pratica cerchiamo di imparare dei metodi per prevalere evitando lo scontro frontale.

Elencare e spiegare chiaramente tutte le strategie è impossibile da fare in questa sede. Diciamo solo che l'importante è imparare a simulare, dissimulare e a cambiare sempre la propria strategia: la controparte non deve mai capire cosa proviamo, a cosa stiamo pensando, ecc. Il folklore cinese ha un nome per il combattente che cerca sempre di apparire diverso da ciò che è. Tale figura è quella della "tigre sorridente": una persona dall'atteggiamento affabile e dal cuore crudele.

La differenza di approccio alle situazioni è la principale differenza tra le due visioni della trattativa e del combattimento.

Esistono tuttavia degli arricchimenti che si trovano negli scritti di arte bellica. Sono quelli relativi ai rapporti coi superiori e con i collaboratori.

In particolare, per quanto riguarda il rapporti con i superiori:

- Bisognerebbe essere sempre pronti ad avere dei colloqui con loro;

- Bisognerebbe considerare questi momenti in maniera positiva;

- Bisognerebbe, se possibile, aiutare il capo a migliorare attraverso dei suggerimenti.

Questi suggerimenti sono frutto dei rapporti di fedeltà che legavano il samurai al suo superiore, il daimio o, ancora più in alto, all'imperatore (shogun).

Per quanto riguarda invece i rapporti con i collaboratori, i consigli sono i seguenti.

- Bisogna scegliere con cura i propri aiutanti e istruirli bene su quelli che saranno i loro compiti;

- Bisogna avere fiducia in loro perché ci danno un punto di vista alternativo al nostro.

Vi sono poi degli argomenti che sono trattati in entrambe le letterature, ma che trovano maggiore approfondimento e maggiore enfasi in quella orientale.

Esistono, infatti, delle "regole" indicate nella letteratura negoziale e di Relazioni Pubbliche occidentale che trovano riscontro e approfondimento nella letteratura bellica.

Tali accorgimenti sono i seguenti:

Essere ben preparati, decisi e chiari. Queste sono da molti considerate le caratteristiche del buon negoziatore e nell'arte della guerra è detto chiaramente che senza una buona conoscenza del proprio avversario è impossibile pensare di vincere un incontro. Ovviamente anche essere decisi in quel che si dice e si fa è consigliato sia nella letteratura occidentale che in quella orientale.
Essere flessibili. Per prevalere su un avversario è necessario adattarsi di volta in volta alla situazione. Procedere sempre con la stessa strategia può andare bene fino ad un certo punto, poi si diventa prevedibili e quindi vulnerabili. Da qui il consiglio di presentarsi ad ogni trattativa con mente fresca e sgombra da pregiudizi e preconcetti che impedirebbero di approfittare degli espedienti offerti dalla situazione.
Evitare le reazioni emotive. Anche se si ha paura, si sta male o si hanno altri problemi, bisogna assolutamente evitare che queste difficoltà traspaiano. Se la controparte le scoprisse ne approfitterebbe e saremmo spacciati.

Alla luce degli argomenti esposti, non sarebbe comunque giusto affermare che gli orientali negoziano o combattono meglio di noi occidentali: sono semplicemente due modi diversi di vivere e affrontare le situazioni.

Certo è che se riuscissimo padroneggiare tutti gli a noi nuovi, arricchiremmo sicuramente il nostro bagaglio culturale imparando modi nuovi di rapportarci agli altri. E, non ultimo, miglioreremmo anche nella nostra professione.

Acquisire e usare opportunamente tutti questi consigli non è certo un compito facile, ma con un po' di allenamento e molta tenacia ci si può arrivare. Anzi, ci si arriva di sicuro.

Le arti marziali sono un valido aiuto e un sicuro arricchimento per tutti coloro che vogliono migliorare il modo di rapportarsi agli altri. Si possono trovare anche altri modi di migliorare le proprie abilità relazionali…ma saranno altrettanto validi?

E se ci fossero ancora dubbi sull'efficacia delle strategie belliche orientali, sappiate che anche Napoleone e Mao leggevano Sun-Tzu…


Tesi di Perla Ciani, pubblicata sul sito Ferpi il 05/12/2007.

12 dicembre 2007

Ieri sera cena prenatalizia con gli amici del Cega 47

Degustazione di vini piemontesi (invero piuttosto modesti), cena leggera (più che altro ci siamo sfogati sul pane e sugli stuzzichini del bar), chiacchiere a fiumi. Bello vedersi. Ecco la foto, a futura memoria. Anche a questo può servire un blog.

10 dicembre 2007

Le mie vacanze a Cap Martin e Mentone

Durante le vacanze di Sant’Ambrogio sono stato con la mia famiglia al mare.
Sono stato al centro commerciale di Nizza, dove ho visto bellissimi giochi.
Ho giocato a pallone anche con Giacomo.
Ho comprato il cioccolato a forma di personaggio di Natale (uno gnomo).
Infine, ho fatto il giro del Cap.
Mi sono divertito tantissimo.

Giolo

09 dicembre 2007

Saluti dalla Costa Azzurra

Davvero davvero molto azzurra!!! Abbiamo beccato un tempo esagerato, per tanto era bello.



Io e Giomo siamo andati a fare jogging la mattina di venerdì.



E in più ci sono venuti a trovare anche gli amici M. e K., con i quali abbiamo fatto il giro del Cap Martin lungo le scogliere sabato pomeriggio, dopo una mangiata pantagruelica.



Ci siamo davvero divertiti un sacco!

06 dicembre 2007

Idee geniali

Un tedesco, tale Jung Von Matt, si è inventato un modo di rendere creativi pure gli AdWords: incredibile ed incredibilmente semplice! A me pare geniale...


Grazie a Gianni per avermelo segnalato.

05 dicembre 2007

La ballata dell'amore cieco (De André)

Un uomo onesto, un uomo probo
- tralalalallatralallalero -
s'innamorò perdutamente
d'una che non lo amava niente.
Gli disse "Portami domani"
- tralalalallatralallalero -
gli disse "portami domani
il cuore di tua madre
per i miei cani".
Lui dalla madre andò e l'uccise
- tralalalallatralallalero -
dal petto il cuore le strappò
e dal suo amore ritornò.

Non era il cuore non era il cuore
- tralalalallatralallalero -
non le bastava quell'orrore
voleva un'altra prova
del suo cieco amore.
Gli disse "Amor, se mi vuoi bene"
- tralalalallatralallalero -
gli disse "Amor se mi vuoi bene
tagliati dei polsi le quattro vene".
le vene ai polsi lui si tagliò
- tralalalallatralallalero -
e come il sangue ne sgorgò
correndo come un pazzo da lei tornò.
Gli disse lei ridendo forte
- tralalalallatralallalero -
gli disse lei ridendo forte
"L'ultima tua prova sarà la morte".

E mentre il sangue lento usciva
e ormai cambiava il suo colore
la vanità fredda gioiva
un uomo s'era ucciso per il suo amore.
Fuori soffiava dolce il vento
- tralalalallatralallalero -
ma lei fu presa da sgomento
quando lo vide morir contento.
Morir contento e innamorato
quando a lei niente era restato
non il suo amore, non il suo bene
ma solo il sangue secco delle sue vene.

Di Fabrizio De André, tratta da "Tutto Fabrizio De André" del 1966

03 dicembre 2007

Ieri gitarella in treno a Milano

L'idea era quella di vedere l'albero di Natale in piazza del Duomo, che però non c'era. In compenso c'era una calca da bolgia infernale dantesca. Esperienza da non ripetere.

02 dicembre 2007

E così è arrivato Dicembre

I bimbi stamattina si sono alzati, come al solito, di buon'ora, con un'incombenza della massima importanza da svolgere: scrivere la letterina a Babbo Natale. Armati di cataloghi di giocattoli, la cerimonia della scrittura è stata preceduta dalla scelta dei doni che si vorrebbero ricevere, tre a testa, secondo gli accordi. Abbiamo stilato la missiva al PC (domani provvederò a stamparla e portarne una copia a casa) ed ognuno ha suggellato la propria richiesta con una solenne promessa: base -obbedire ai genitori - più optional - non distruggere i giocattoli propri o altrui e evitare di rispondere male a chichessia.
Speriamo bene...

30 novembre 2007

Comunicare in modo tradizionale significa mettere a serio rischio la relazione con i clienti

In pochi anni, si è passati da una società tradizionale impregnata di valori e ideologie ad una sempre più orientata al privato chiusa su se stessa fortemente caratterizzata da individualizzazione e atomizzazione, in cui si respira un pessimismo diffuso. Siamo in un periodo di minor slancio, anche se vogliono farci credere diversamente. Nonostante tutto, però, la situazione difficile e prospettive negative la gente, paradossalmente, continua a consumare.

Tre sono le nuove dimensioni che stanno ridefinendo il rapporto tra le organizzazioni (non solo le imprese) e i propri pubblici, primi tra tutti i clienti:
1. nuove tecnologie
2. elevata mobilità
3. capitale sociale, cioè la facilità d'accesso alle nuove reti sociali.

Questi elementi si vanno ad aggiungere ad alcune nuove componenti sul fronte della domanda:
- nuova centralità dei media, primo tra tutti Internet
- forte propensione al recupero del tempo libero
- nuove forme e modalità di lavoro.

In questo scenario il consumatore è sempre più protagonista e soprattutto non vuole essere più oggetto di comunicazione ma soggetto di relazione. Alla luce di questo nuovo approccio a cui, le imprese, anche le più importanti, stentano ad adeguarsi emergono nuove sfide.

Innanzitutto la nuova vocazione interculturale della marca, del brand. Essa non rappresenta più solo l'immagine dell'azienda ma il suo capitale più importante: una marca è costituita dai suoi consumatori e dalla relazione che vivono attraverso l'esperienza di consumo, con l'impresa. Le marche, non solo quelle più note, sono i nuovi totem comunitari perché agiscono sul sociale, nel bene e nel male. Una marca per assolvere a questa nuova funzione deve essere dinamica e soprattutto relazionale.

Allora su cosa deve puntare un'organizzazione, privata ma anche pubblica o sociale, per rispondere alle nuove esigenze e alle sfide del mercato e della società del nostro tempo per essere competitiva? Il segreto del successo di un prodotto, di un bene o di un servizio è nella capacità dell'organizzazione, sia essa privata, un'azienda, ma anche pubblica o sociale, di gestire i sistemi di relazioni, interni ed esterni, le c.d. "reti di reti" su cui viene veicolata la marca, innanzittutto, ma anche tutte le altre attività.

Insomma la comunicazione è sempre più una questione di relazioni. Si è passati, in pochi anni, da una comunicazione di marca one to many, ad una one to one a quella che sta caratterizzando i nostri tempi many to many. Ciò significa che non si può fare più a meno della ricerca sociale che deve precedere, accompagnare e seguire qualsiasi attività di comunicazione perché ci fornisce gli elementi indispensabili a capire chi sono i soggetti che possono influenzare le dinamiche di consumo e come gestire le relazioni.

Monica Fabbris (GPF) nel Forum promosso da Il Denaro su "Le nuove tendenze del consumatore tra voglia di spendere e budget limitati"

29 novembre 2007

La cura (Hermann Hesse, 1925)

Leggo dalla retrocopertina.
"Una pausa di due settimane nella vita di un intellettuale che aspira alla saggezza lo spinge - attraverso piccoli fatti in apparenza irrilevanti - a dubitare con buone ragioni di sé: e quell'intellettuale è Hesse stesso, che ironizza stupendamente sulla propria persona."
Cito dal I Capitolo - "IN CURA".
"Il mio treno era appena arrivato a Baden e io avevo appena disceso, con un po' di fatica, i gradini della carrozza, quando già il fascino di Baden mi si faceva sentire. Mentre, in piedi sull'umido marciapiede di cemento, cercavo con gli occhi il portiere dell'albergo, vidi scendere da mio stesso treno tre o quattro colleghi in sciatica, come appariva chiaro dalla trepida apprensione con cui stringevano le natiche, dal loro passo incerto e dalla mimica piuttosto smarrita e piagnucolosa che accompagnava i loro cauti movimenti. Ciascuno di loro, senza dubbio, aveva la sua specialità, il suo particolare tipo di sofferenza, e perciò il suo speciale modo di camminare, di esitare, di incedere, di zoppicare, e anche la sua propria, inimitabile mimica, eppure quel che dava più nell'occhio era ciò che avevano in comune, e io li riconoscevo tutti a prima vista come malati di sciatica, come fratelli, come colleghi. (...)
Mi fermai dunque subito e osservai questi "segnati". Ed ecco, quei tre o quattro individui avevano tutti un'espressione più cupa della mia, si appoggiavano più forte ai loro bastoni, stringevano le natiche con più spasimo, poggiavano i piedi a terra con maggior trepidazione e malumore, erano - tutti quanti - più sofferenti, più meschini, più malati e più da compiangere di me, e ciò mi fece un gran bene e, durante tutto il tempo che passai a Baden, mi fu un inesauribile, sempre rinnovato confortoil vedere che tutt'intorno a me zoppicavano, si trascinavano, sospiravano, andavano in carrozzella persone ch'erano molto più inferme di me, che assai meno di me avevano ,otivo di nutrire speranza e buon umore. Così, appena arrivato, avevo scoperto subito uno dei grandi segreti e incantesimi di tutti i luoghi di cura e assaporai con vera delizia la mia scoperta: la comunità del dolore, il socios habere malorum. (...)
Peccato però che proprio mentre facevo il mio ingresso all'albergo cominciasse a piovigginare.
"Lei ha portato il cattivo tempo" mi disse, sorridendo, la gentilissima signorina del bureau nel salutarmi.
"Ma no" dissi, un po' disorientato. Che faccenda era questa? Possibile che fossi proprio io, pensai, ad aver chiamato questa pioggia, ad averla fabbricata e portata qui? Che la piatta concezione comune lo negasse non bastava certo a scagionarmi, teologo e mistico com'ero. Sì, allo stesso modo con cui destino e carattere sono due nomi di un medesimo concetto, allo stesso modo con cui, in un certo senso, mi ero scelto e fabbricato io medesimo il mio nome e il mio stato sociale, la mia età, il mio volto, la mia sciatica, e di tutto ciò non potevo chiamare responsabile altri che me stesso, così, probabilmente, anche questa pioggia era opera mia ed io mi sentii pronto ad assumerne la responsabilità." (...)

Bello e a tratti illuminante. Lo consiglio. Soprattutto il colloquio con il medico, straordinario: "(...) era davvero sapiente, possedeva cioè un vivo senso della relatività di tutti i valori spirituali."

Nell'immagine, un acquarello di Hermann Hesse.

27 novembre 2007

Si ritorna al solito tram-tram (il 13-13)

La citazione è di una battuta di Fabio Fazio, ma la realtà è la mia: anche se non sto ancora bene, domattina devo andare da un cliente, per fortuna è anche un amico. Speriamo bene...

26 novembre 2007

Sono malato (e non in senso lato)

Vomito e nausea... chebbellezza!